Indagine al Di Sopra di Ogni Sospetto: Il Capolavoro di Petri allo Spazio Oberdan

cinemaIl capolavoro di Elio Petri, premiato a Cannes, a Milano allo Spazio Oberdan.

Una serie di proiezioni (dal 5 al 29 giugno) lo propone ai cinefili milanesi.

Vincitore del Premio Speciale della giuria al 23. Festival di Cannes (1970), del premio Oscar 1971 per il miglior film straniero e del David di Donatello 1970 per il miglior attore protagonista a Gian Maria Volonté, qui in una delle sue più intense interpretazioni, è l’esempio tra i più fulgidi di quel cinema civile degli anni fra i Sessanta e i Settanta di cui il suo autore, Elio Petri, è stato uno dei massimi esponenti. Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto ha assunto una dimensione sempre più profetica scorrendo le cronache politico-giudiziarie dei decenni successivi.

La sceneggiatura, scritta da Petri con Ugo Pirro, mette in scena un uomo tanto apparentemente potente quanto intimamente fragile. Nato con all’origine l’idea dostoevskiana dell’assassino che sfida la giustizia, il film venne accusato da alcuni gruppi extraparlamentari di essere addirittura a favore della polizia avendo avuto troppo successo. Se lo si ripensa oggi, dopo il G8 di Genova e le riflessioni che in materia anche il cinema ci ha offerto, ci si accorge di come i temi trattati siano ancora di estrema attualità.

Il capo della squadra omicidi di una grande città, soprannominato “il dottore”, viene promosso per i suoi meriti a dirigere l’Ufficio Politico della Questura. Proprio nel giorno della promozione, l’alto funzionario, che sotto l’apparente sicurezza e disinvoltura nasconde una patologia perversa, uccide la sua amante, dalla quale veniva sempre benevolmente deriso. Certo della propria impunità, l’assassino si impegna paradossalmente a moltiplicare gli indizi a suo carico ma, come da lui previsto, le indagini neppure lo sfiorano. Poi, in seguito allo scoppio di una bomba nella stessa centrale di Polizia, vengono fermati alcuni contestatori. Tra questi uno studente che rivela al “dottore” di aver riconosciuto in lui l’autore del delitto. A quel punto il funzionario si autodenuncia, immaginando nella sua esaltazione la probabile soluzione del caso: i suoi superiori, più preoccupati di uno scandalo che di servire la giustizia, smantelleranno a una a una le prove a suo carico, perché lui, in quanto poliziotto non può che essere “al di sopra di ogni sospetto”.

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